Matt 5:43-48 In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Audístis, quia dictum est: Diliges próximum tuum, et ódio habébis inimícum tuum. Ego autem dico vobis: Dilígite inimícos vestros, benefácite his, qui odérunt vos, et oráte pro persequéntibus et calumniántibus vos, ut sitis fílii Patris vestri, qui in cœlis est: qui solem suum oriri facit super bonos et malos, et pluit super iustos et iniústos. Si enim dilígitis eos, qui vos díligunt, quam mercédem habébitis? nonne et publicáni hoc fáciunt? Et si salutavéritis fratres vestros tantum, quid ámplius tácitis? nonne et éthnici hoc fáciunt? Estóte ergo vos perfécti, sicut et Pater vester cœléstis perféctus est.
OMELIA DI DON ENRICO RONCAGLIA: San Giovanni Gualberto abate.
Oggi festeggiamo San Giovanni Gualberto abate. S. Giovanni Gualberto nacque da una distinta famiglia di Firenze verso la fine del secolo decimo. Da giovane fu addestrato nelle armi. Ma la sua carriera militare duro’ poco. Infatti a seguito dell’uccisione a tradimento di suo fratello da parte di un suo cugino, giurò vendetta. Incontratolo disarmato il Venerdì Santo 26 marzo 1003, colla spada sguainata gli si avventò contro minacciandolo di morte. Il poveretto vedendosi perduto si gettò ai suoi piedi, e: « In nome di Gesù Crocifisso, gli disse, perdonami ».
Colpito e profondamente turbato dall’invocazione, rinfodero’ la spada dicendo: « Si, rispose, in nome di Gesù Cristo ti perdono ». Questo segno’ l’inizio della sua conversione. Giovanni, nonostante l’opposizione violenta del padre che lo voleva militare, decise di vestire l’abito di S. Benedetto, divenendo ben presto monaco presso l’Abbazia di San Miniato. Si trasferi’ quindi a Vallombrosa per condurre una vita monacale di preghiera e di mortificazione.La fama della sua santità e il suo seguito crebbero rapidamente al punto da erigere, grazie anche al dono della contessa Matilde, la grande abbazia benedettina di Vallombrosa di cui divenne primo abate.
HOMILY BY DON ENRICO RONCAGLIA: Saint Giovanni Gualberto abbot.
Today we celebrate San Giovanni Gualberto abate. S. Giovanni Gualberto was born into a distinguished family from Florence towards the end of the 10th century. As a young man he was trained in weapons. But his military career did not last long. In fact, following the treason killing of his brother by his cousin, he swore revenge. Meeting him unarmed on Good Friday, March 26, 1003, with his sword drawn, he rushed at him, threatening him with death. The poor man, seeing himself lost, threw himself at his feet, and: «In the name of Jesus Crucified, he said to him, forgive me». Struck and deeply troubled by the invocation, he sheathed his sword saying: «Yes, he answered, in the name of Jesus Christ I forgive you». This marked the beginning of his conversion. Giovanni, despite the violent opposition of his father who wanted him to be a soldier, decided to wear the habit of St. Benedict, soon becoming a monk at the Abbey of San Miniato.
He then moved to Vallombrosa to lead a monastic life of prayer and mortification. The fame of his holiness and his following grew rapidly to the point of erecting, thanks also to the gift of Countess Matilde, the great Benedictine abbey of Vallombrosa of which he became the first abbot.
Lectio Léctio libri Sapiéntiæ. Eccli 45:1-6 Diléctus Deo et homínibus, cuius memória in benedictióne est. Símilem illum fecit in glória sanctórum, et magnificávit eum in timore inimicórum, et in verbis suis monstra placávit. Glorificávit illum in conspéctu regum, et iussit illi coram pópulo suo, et ostendit illi glóriam suam. In fide et lenitáte ipsíus sanctum fecit illum, et elégit eum ex omni carne. Audívit enim eum et vocem ipsíus, et indúxit illum in nubem. Et dedit illi coram præcépta, et legem vitæ et disciplínæ.
Rosario del Dolore, Consacrazione al Sangue Preziosissimo e Adorazione del Sacro Capo di Gesu’, e Litaniae Lauretanae.
Per la Catena di Preghiera del Piccolo Resto e la Crociata di Preghiera della Vergine della Rivelazione.
Ti preghiamo e di adoriamo Signore per il Tuo Preziosissimo Sangue che ci salva continuamente e il Tuo Sacro Capo, centro e origine dell’universo che comanda il Tuo Sacro Cuore.
Ti preghiamo o BVM per la vera unita’ di intenti tra i cristiani, perché l’eresia e l’apostasia vengano riconosciute e condannate da tutti. Affinche’ il vero Papa Benedetto XVI venga riconosciuto da tutti e la Massoneria ecclesiastica venga espulsa dal Vaticano!
Atténdite a falsis prophétis, qui véniunt ad vos in vestiméntis óvium, intrínsecus autem sunt lupi rapáces: a frúctibus eórum cognoscétis eos.
Beware of false prophets, who come to you in the guise of sheep, but who are ravenous wolves in their hearts: you will recognize them by their fruits.
EvangeliumMatt 7:15-21 In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Atténdite a falsis prophétis, qui véniunt ad vos in vestiméntis óvium, intrínsecus autem sunt lupi rapáces: a frúctibus eórum cognoscétis eos. Numquid cólligunt de spinis uvas, aut de tríbulis ficus? Sic omnis arbor bona fructus bonos facit: mala autem arbor malos fructus facit. Non potest arbor bona malos fructus fácere: neque arbor mala bonos fructus fácere. Omnis arbor, quæ non facit fructum bonum, excidétur et in ignem mittétur. Igitur ex frúctibus eórum cognoscétis eos. Non omnis, qui dicit mihi, Dómine, Dómine, intrábit in regnum cœlórum: sed qui facit voluntátem Patris mei, qui in cœlis est, ipse intrábit in regnum cœlórum.
OMELIA DI DON ENRICO RONCAGLIA
Domenica della Resurrezione. Dio e’ presente in mezzo a noi. Allora disse Gesu’ ai suoi apostoli: guardatevi dai falsi profeti. Si riconoscono dai frutti!
Non chi dice “Signore, Signore” entrera’ nel regno dei cieli, ma chi obbedisce alla volonta di Dio!
Gesu’ si preoccupa del futuro e dei falsi profeti che saranno numerosi negli ultimi tempi. Occorre il nostro discernimento quindi.
I falsi profeti arrivano fino al vertice della Chiesa. Cio’ a causa del mancato discernimento, della faticosa riflessione sulle persone di cui possiamo avere fiducia. Il risultato e’ quello presente.
Anche nel popolo di Dio ci sono i falsi maestri e i falsi profeti. Hanno creato una coreografia falsa, un’apparenza esteriore del tutto ingannevole.
Ma i fedeli che vivono nell’emotivita’ sono facilmente influenzabili dall’apparenza.
E cosi i falsi maestri e falsi profeti hanno buon gioco. Siamo purtroppo facilmente manipolabili a meno che non poniamo grande attenzione e non studiamo di usare il nostro discernimento.
Occorre sempre controllare che la parole del Vangelo non siano manipolate.
Da cosa possiamo discernere? Dai frutti, ovvero le virtu’ cristiane vissute nel quotidiano, nel rapporto interpersonale, con il prossimo, la carita’ verso il prossimo. Non bastano la azioni clamorose ed eclatanti! Se queste virtu’ non ci sono allora attenti!
Sia lodato Gesu’ Cristo!
HOMILY OF DON ENRICO RONCAGLIA Resurrection Sunday. God is present among us, so Jesus said to his apostles: beware of false prophets. They can be recognized by the fruits! Not whoever says Lord, Lord will enter the kingdom of heaven, but whoever obeys God’s will! Jesus is concerned about the future and the false prophets that will be numerous in the last times. Therefore, our discernment is needed. False prophets reach the top of the Church. This is due to the lack of discernment, the tiring reflection on the people we can trust. The result is the present one. Even among God’s people there are false teachers and false prophets. They created a false choreography, a completely deceptive outward appearance. But the faithful who live in emotion are easily influenced by appearance, and so the false teachers and false prophets have a good game. Unfortunately, we are easily manipulated unless we pay great attention and do not try to use our discernment. It is always necessary to check that the words of the Gospel are not manipulated. What can we discern from? From fruits, that is the Christian virtues lived in daily life, in the interpersonal relationship, with the neighbor, the charity towards the neighbor. The sensational events and sensational actions are not enough! If these virtues are not there then beware! Praised be Jesus Christ!
Nunc vero liberáti a peccáto, servi autem facti Deo, habétis fructum vestrum in sanctificatiónem
But now set free from sin and become slaves to God, you have your fruit unto sanctification
Lectio Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Romános Rom 6:19-23 Fratres: Humánum dico, propter infirmitátem carnis vestræ: sicut enim exhibuístis membra vestra servíre immundítiæ et iniquitáti ad iniquitátem, ita nunc exhibéte membra vestra servíre iustítiæ in sanctificatiónem. Cum enim servi essétis peccáti, líberi fuístis iustítiæ. Quem ergo fructum habuístis tunc in illis, in quibus nunc erubéscitis? Nam finis illórum mors est. Nunc vero liberáti a peccáto, servi autem facti Deo, habétis fructum vestrum in sanctificatiónem, finem vero vitam ætérnam. Stipéndia enim peccáti mors. Grátia autem Dei vita ætérna, in Christo Iesu, Dómino nostro.
del cardinale G.Hergenrother (Storia universale della Chiesa – La Chiesa nascente. Persecuzione e trionfo)
La Chiesa nei primi 150 anni della sua vita si trovò gravemente minacciata da tre partiti di eretici: dal giudaismo estremo dei Giudeo-cristiani, i quali volevano porre la legge mosaica quasi parte integrante del Regno del Messia; dallo gnosticismo multiforme che tendeva ad avvelenare la dottrina e la vita religiosa con la teosofia e la pratica dei misteri pagani; dal montanismo, il quale opponeva l’ispirazione profetica personale di ognuno alla tradizione ecclesiastica e all’autorità dei capi della Chiesa. Contro siffatte tendenze di eretici la Chiesa mantenne quella vera dottrina, che Cristo aveva promulgato e per sé stesso e per bocca dei suoi Apostoli, e senza mai deviare da tali sodi principii, diede svolgimento alla vita religiosa per ogni parte. Ella impugnò l’errore con discacciare da sé gli eretici, con premunire da essi i fedeli, con attenersi fedelmente al Simbolo della fede e alla tradizione fondata sulla dottrina degli Apostoli, con ribattere le false asserzioni ed esprimere con formule più costanti le proprie dottrine.
Già gli Apostoli non volevano tolleranza, non condiscendenza verso gli eretici. I fedeli, ammonito una o due volte l’eretico, l’avevano da fuggire come uno che pecca avvedutamente (Tit. III, 10, 11, Cf. II. Thess. III, 14), non accoglierlo, non salutarlo (II. Io, 10 seq.). Chi contrastava alle dottrine degli Apostoli era da tenersi come allacciato nelle reti di Satana (II. Tim. II, 25, 26), e si doveva ribattere e respingere (Gal. I, 8, 9): gli eretici erano Anticristi (Antichristi, I. Io. II, 18). Così Paolo fulminò di anatema Alessandro e Imeneo, abbandonandoli a Satana; cioè loro sottraendo ogni diritto e protezione della comunione ecclesiastica, perché di nuovo sperimentassero tutte le incursioni del demonio, che fuori di essa Chiesa avvengono, e con ciò puniti, cessassero dal peccare (I Tim. I 19, 20). «E tale espulsione dalla Chiesa non mai si doveva omettere; ché l’errore in punto di religione ha una forza strapotente (Thes. II, 9, 11); è simile a veleno poderosissimo, o a bevanda inebriante. Quindi uno dei primi doveri della Chiesa, uno degli obblighi suoi più stringenti è guardare i suoi figli da questa peste».
Perciò i Padri antichi non trovano mai parole così roventi che esprimano tutto il loro orrore per le eresie e gli eretici; già gli Apostoli avevano chiamato gli eretici lupi rapaci (Act. XX, 29), falsatori della verità (II Cor., II, 17). Così anche i capi delle comunità cristiane escludevano dalla comunione ecclesiastica quelli che si facevano propalatori di false dottrine e perturbatori dell’unità della Chiesa; onde costoro non erano più riguardati come membri del regno di Dio né potevano più aver parte alle benedizioni e alle promesse, che si comunicavano alle membra del corpo mistico di Cristo. Ma nondimeno sempre la Chiesa era pronta di accogliere gli eretici penitenti e contriti, quando ritrattassero gli errori tenuti e solennemente li condannassero. Anzi, come la separazione e il traviamento dei suoi figli aveva trafitto d’immenso dolore la Chiesa, così il ritorno dei traviati a penitenza la ricolmava d’inestimabile gioia: ed ella, conforme all’esempio e alla dottrina del suo Divino Maestro, il Buon Pastore, con affetto materno e con pietosa compassione li riabbracciava[1].
In opposizione alle dottrine ereticali, la dottrina della Chiesa nelle varie sue parti venne spiegata più chiaramente, con maggior pienezza dimostrata, ed esposta con più precisione. I punti particolari, che nelle sette comparivano sformati, trovavano la correzione loro nella Chiesa, e così di mano in mano la conducevano a spiegare sempre più e svolgere innanzi al mondo la sublime universalità e l’unità ancora più sublime delle sue dottrine. La sola Chiesa cattolica manteneva inconcussa la regola di Fede, il Simbolo, fondato sulla dottrina degli Apostoli e sulla loro tradizione fedele custodita nelle comunità dai discepoli, che essi avevano posto a presiedere, e dai loro successori. La Chiesa sola aveva come sua proprietà la Scrittura; ed ella sola aveva in pronto ogni espediente necessario a rintuzzare gli assalti degli eretici, a giustificare le verità da essi vituperate e misconosciute, a dimostrare la falsità e l’insussistenza delle opinioni mutabili delle sette e preservare i figli suoi dall’errore, acciocché non si lasciassero, come fanciulli, portare qua e là da ogni vento di umana dottrina (Eph., IV, 14)[2].
Cristo aveva inviato i suoi Apostoli in tutto il mondo, a fine di ammaestrare tutte le genti e condurle ad osservare tutto ciò che aveva loro comandato (Matth. XXVIII, 19). Non apparteneva dunque ai singoli fedeli di scegliersi quali e quante verità piacesse loro di ammettere[3]. Il Salvatore non voleva che una sola Chiesa per tutti; non partiti, non divisioni, non sette. Egli non aveva comandato ai suoi Apostoli di scrivere (nonostante che alcuno di essi l’abbia fatto a ispirazione dello Spirito Santo), ma d’insegnare a voce. Più antica perciò della Scrittura è la Tradizione (paradosis, Gal. I, 8; II Thess. II, 14, 10), e dacché la fede nasce dall’udito (Rom. X, 17, I Cor., II, 4 seq.), la parola viva non mai divenne, in qualsiasi incontro, inutile o superflua, neppure dopo le Scritture del nuovo Testamento. Le quali del resto non comparvero che assai dopo la fondazione della Chiesa, e ad ogni modo, presuppongono l’insegnamento a voce della Chiesa medesima, né si distendono che a certi punti particolari, secondo che se ne dava l’occasione; non essendo per sé ordinate a mettere innanzi un proprio sistema di dottrine teologiche, né un codice di leggi, nel pieno senso della parola.
[1] Dei Padri, vedi Ignat., Ad Trall. 6 segg., Ad Eph. 7, 9; Ad Philad. 3; Ad Smyrn. 4, 7; Theophil. Ad Autol. n, 14; Iren., Adv. haer. III, 3, 4; 4, 2; IV, 26, 3, ap. Eus., Hist. eccl. V, 20. Clem., Strom. VII, 16. Orig., Hom. 10 in Iosue; in Matth. comm. ser. n. 120. Il Chirographum di Prassea, ap. Tert. Adv. Prax. c. 1. Riabilitazione di Cerdone, Iren. III, 4, 3.
[2] Iustin., Dialog. c. 35, 80, 82. Tertull., De praescr. c. 1; intorno alla relazione degli eretiei colla Bibbia. cfr. Tert. ibid. c. 37.
[3] Tert., De praescr. c. 6: Haereses dictae graeca voce ex interpretatione electionis, qua quis sive ad instituendas, sive ad suscipiendas eas utitur. Ps.-Athan., Quaest. in N. T. q. 38. (Migne, Patr. gr. XXXVIII, 274: eresia si dice dal prescegliere alcuna opinione di proprio e a questa aderire. Cf. Hier. In Gal. c. 6. Isid., Hisp. Orig., VIII, 3. Presso gli antichi, haresis non era solamente scelta, ma istituto di vita prescelto, e parteggiamento sì nel riguardo politico, sì nel religioso. Così presso Filone, Giuseppe Flavio, e negli Atti XV, 5; XXVI, 5; cf. I Cor. XI, 19; Gal. V, 20
Matt 12:46-50. In illo témpore: Loquente Iesu ad turbas, ecce, Mater eius et fratres stabant foris, quæréntes loqui ei. Dixit autem ei quidam: Ecce, mater tua et fratres tui foris stant, quæréntes te. At ipse respóndens dicénti sibi, ait: Quæ est mater mea et qui sunt fratres mei? Et exténdens manum in discípulos suos, dixit: Ecce mater mea et fratres mei. Quicúmque enim fécerit voluntátem Patris mei, qui in cœlis est: ipse meus frater et soror et mater est.
OMELIA DI DON ENRICO RONCAGLIA
Oggi si ricordano 7 fratelli martiri (la ,loro madre era Felicita) ed inoltre le sante Rufina e Seconda (+Roma, 257), venerate come sante, vergini e martiri dalla Chiesa cattolica. Per fratelli erano intesi nella cultura cristiana dell’epoca anche i cugini.
Il Signore ci chiede: chi sono i nostri familiari? Sono quelli che fanno la volonta’ di Dio! I santi di oggi sono infatti martiri: hanno sacrificato la loro vita a Dio!
La vita che abbiamo ricevuto nel battesimo e’ cio che conta, non le ricchezze e i beni di questo mondo. Nel Paradiso saremo sempre di fronte a Dio, di fronte alla sua beatitutine. Cerchiamo dunque di accaparrarci questo bene!
A brief comment is in order. Here is what the Virgin of Revelation (during her apparitions at the Tre Fontane, Rome) told Bruno Cornacchiola (1) (translation is mine):
“Look my son, even if someone [higher in the church hierarchy] issues to you an order, you are bound to obey, unless there is a breach of faith, moral and charity!“
Such a question concerns all statements, judgments, or even orders issued by false prophets (2), i.e., such as members of the false apostatic church of JM Bergoglio.
One such type of statements/judgments would be the following ones which, if properly confirmed, has been attributed to Abp. Georg Gaenswein and addressed to Don Enrico Bernasconi (my translation again):
1) “Benedict XVI has renounced to his Petrine Ministry, and from the start, he has promised obedience to his legitimate successor who is pope Francis.”
2) “The same pope [emeritus] Benedict has declared several times that there is only one pope and it is clear that he is Francis. Different interpretations are instrumental.”
3) “That you must give obedience only and uniquely to pope Francis, who is the Supreme Pontiff now reigning.”
If the authorship of the previous statements is confirmed (which of course is yet to be seen), these are the words of a false prophet, because:
REPLY TO 1) Benedict XVI has not renounced to his “Munus Petrinus” and therefore he still remains the reigning Vicar of Jesus Christ!
REPLY TO 2) Benedict has never declared publicly (in words and/or writing) that the reigning pope is Francis!
REPLY TO 3) No obedience is due (on the part of a Christian) to anybody else except the true pope Benedict XVI! And it goes without saying that an apostatic, heretic, blasphemous and antichrist cardinal cannot be the reigning pope and not even an authorative person in the Church!
If proven true, this would be the betrayal of the true christians of the Small Remnant and the betrayal of pope Benedict XVI who has sacrificed himself as a Victim of the Church! And foremost also a betrayal of Jesus Christ, the Lamb of God, who has died for us on the Cross!
But let’s keep the rudder straight, ‘cause we are under the mantle of the Virgin Mary!
Per la Catena di Preghiera del Piccolo Resto, la Crociata di Preghiera chiesta dalla Vergine della Rivelazione e le Litaniae Lauretanae.
O BVM intercedi per noi che ti preghiamo, fai scendere su di noi lo Spirito del discernimento, della fede, dell’armonia e dell’amore fraterno.
Ti preghiamo per il nostro papà Benedetto affinché possa proseguire efficacemente il suo sacrificio di espiazione per tutta la Chiesa. Soprattutto conservando fino alla fine il Munus Petrinus cui non ha mai rinunciato!
Ti preghiamo anche per la conversione degli atei, dei cristiani dal cuore freddo e confusi dal fumo di satana. In cambio porta in cielo le anime dei non battezzati del Limbo!
Il colpo di lancia e la sepoltura 28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura (Ps 21/22,16; 41/42,3; 68/69,22; 62/63,2), disse: “Ho sete”. 29 Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito. 31 Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. 35 Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura (Es 12,46; Ps 33/34,21): Non gli sarà spezzato alcun osso. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora (Zc 12,10): Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
OMELIA DI DON ENRICO RONCAGLIA
La Messa votiva al Preziosissimo Sangue. Il colpo di lancia ferisce Gesu’ gia’ morto. E’ morto nel momento in cui nel Tempio si sacrificavano gli agnelli!
Gesu’ e’ l’Agnello. E’ lui il stesso la vittima immacolata di noi peccatori, sacrificio perfetto che cancella tutti i peccati del mondo intero. La redenzione di noi stessi, dei nostri cari e di tutti i peccatori e’ Lui stesso che ce la dona con il suo Sangue Preziosissimo!
Nel catechismo da bambini c’era un’immagine dei rivoli di sangue che dalla Croce scendono e raggiungono tutto il mondo per essere raccolti dai fedeli.
Dobbiamo raccogliere il sangue di Gesu’ per riversarlo sui nostri cari, sugli altri fratelli, su tutto il genere umano!