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LA RICERCA DELLA VERA FEDE - THE SEARCH OF TRUE FAITH

IL LIBRO-BUFALA “IL SOLLEVAMENTO DEGLI ELETTI”

Ho dato un’occhiata al Libro “Il Sollevamento degli Eletti”, 76 pg. Ed. Il Segno (2016), senza indicazione dell’autore (la prefazione e’ firmata addirittura “Gesu’ d’Amore”).

VOGLIO DIMOSTRARE CHE SI TRATTA DI UN VERO PACCO/CONTROPACCO!

La vicenda

Mi e’ arrivato oggi questo strano libretto (vedi foto copertima). Man mano che lo sfogliavo mi ha lasciato sempre piu’ che perplesso.

Ma giunto (sfogliando rapidamente) al capitolo/paragrafo “Verso la perfezione del vizio” a pag.59 ho trovato la seguente affermazione testuale:

“Pregate per Papa Francesco, che si avvia la calvario.” (SIC!)

A questo punto ho capito di che tipo di “pacco” si tratta!

Il problema e’ dunque chiaro ed evidente: i pro-Bergogliani (scoperti o nascosti che siano come nel caso presente) stanno speculando sulle pseudo-rivelazioni! Si tratta del segno di satana! Stiamo dunque ben attenti con il discernimento, pronti a cogliere ogni contraddizione ed esaminando le fonti con scrupolo certosino! (in questo caso e’ stato semplice individuare il segno inconfondibile di satana!)

Qual’e lo scopo dunque? Distoglierci da un punto essenziale: ovvero approfondire la verita’ sulle rivelazioni autentiche del “sollevamento degli eletti”!

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IL SEGNO DELL’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE

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FATE DISCEPOLI TUTTI I POPOLI

IL KYRIOS

Matteo 28,18-20

18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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Giovanni XXII contro “i profeti di sventure”

ECCO LA FAMOSA FRASE DI GIOVANNI XXIII ALL’APERTURA DEL CONCILIO VATICANO II!

Che segna anche il primo attacco del modernismo! Nel suo discorso inaugurale del Concilio pronunciato in latino Giovanni XXIII affermo’ infatti quanto segue (1):

A noi – disse – sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”.

A molti parve (e pare tuttora) di ravvisare in questa frase un cenno alle profezie dei tre pastorelli di Fatima, profezie che con questa frase intende addirittura ridicolizzare!

SI TRATTA DELL’ATTACCO DEL MODERNISMO!

Il suo significato e’ indubbio.

Si tratta nientemeno che della concezione modernista della Chiesa che si impone con G23 in tutta la sua chiarezza! Concezione che ha evidentemente ispirato la stessa impostazione di base del Concilio Vaticano II (dovuta a Karl Rahner), tutta centrata sull’uomo e sulla possibilita’ di trovare per la Chiesa una soluzione umana e non divina (la cosiddetta “teologia dal basso” appunto di Karl Rahner). Soluzione (o piuttosto tentativo fallito) che tuttora ispira la falsa chiesa Bergogliana.

Questa frase, guarda caso, e’ infatti condivisa dall’entourage pro-Bergogliana che vede una forte assonanza tra il concetto di “Ottimismo della Fede” di Giovanni XXIII e il cosiddetto “Misericordiosismo” di Bergoglio (2,3).

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(1) paragrafo 4.3, SOLENNE APERTURA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII, Giovedì, 11 ottobre 1962 http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html

(2) #Giovanni XXIII: voce di speranza contro i profeti di sventura, Vatican News (16 maggio 2021) https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2018-06/giovanni-xiii-la-continuita-nel-pontificato-di-papa-francesco.html

(3) L’ottimismo della fede contro i profeti di sventura. A 50 anni dal Concilio Vaticano II, Bruno Forte, https://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4487:lottimismo-della-fede-contro-i-profeti-di-sventura&catid=353:questioni-ecclesiologiche

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Evangelium Ioannes 15:26-27; 16:1-4

Evangelium
Ioannes 15:26-27; 16:1-4
In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Cum vénerit Paráclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spíritum veritátis, qui a Patre procédit, ille testimónium perhibébit de me: et vos testimónium perhibébitis, quia ab inítio mecum estis. Hæc locútus sum vobis, ut non scandalizémini. Absque synagógis fácient vos: sed venit hora, ut omnis, qui intérficit vos, arbitrétur obséquium se præstáre Deo. Et hæc fácient vobis, quia non novérunt Patrem neque me. Sed hæc locútus sum vobis: ut, cum vénerit hora eórum, reminiscámini, quia ego dixi vobis.

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Lectio Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli 1 Pet 4:7-11

Lectio
Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli
1 Pet 4:7-11
Caríssimi: Estóte prudéntes et vigiláte in oratiónibus. Ante ómnia autem mútuam in vobismetípsis caritátem contínuam habéntes: quia cáritas óperit multitúdinem peccatórum. Hospitáles ínvicem sine murmuratióne: unusquísque, sicut accépit grátiam, in altérutrum illam administrántes, sicut boni dispensatóres multifórmis grátiæ Dei. Si quis lóquitur, quasi sermónes Dei: si quis minístrat, tamquam ex virtúte, quam adminístrat Deus: ut in ómnibus honorificétur Deus per Iesum Christum, Dóminum nostrum.

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Le apparizioni di Natuzza: papa Giovanni XXIII in Purgatorio

E’ noto che Natuzza vide G23 in purgatorio. Il quale confesso’ di esservi finito a motivo di una sua menzogna mentre era papa. Forse una menzogna riguardante la sua appartenenza alla massoneria? In tal caso una colpa quasi fatale che lo collocherebbe addirittura nel fondo del purgatorio! Cosa che significherebbe molto probabilmente che sia ancora laggiu’ ad espiare dove Natuzza l’ha visto! (aggiungiamolo quindi alle nostre preghiere).

Ecco le notizie tratte dal libro “Natuzza Evolo, Il miracolo di una vita” (1).

Le apparizioni dei pontefici defunti non erano una novita’. Rammenta la figlia Anna Maria:

Una volta mi confido’ di aver visto, poco dopo la sua scomparsa, papa Giovanni XXIII. Mamma si meraviglio’ che non fosse subito entrato in Paradiso: “Ma come? Voi siete il Papa Buono”. E lui le aveva detto: “Ricorda, una bugia detta da una persona normale e’ grave, ma e’ ancora piu’ grave se detta da un papa.

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(1) pag.312, Luciano Regolo, “Natuzza Evolo, Il miracolo di una vita“, Oscar Mondadori, I edizione gennaio 2012.

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PROFEZIA DEL BEATO BERNARDINO DE’ BUSTIS PRIMA DELLA VENUTA DELL’ ANTICRISTO: INIQUI PONTEFICI, ANTIPAPI! …MA UN PAPA ANGELICO…

di Benedettoxvi

Il frate minore alvergnate Giovanni di Rupescissa trascorse quasi metà della propria esistenza in prigionia, prima in carceri conventuali (1344-1349), poi in una prigione papale di Avignone, dal 1349 alla morte, avvenuta nella prima metà del 1366. In verità, non è del tutto chiaro per quali imputazioni sia stato detenuto così a lungo. Nei lunghi anni di galera acquisì una conoscenza vastissima di testi profetici e apocalittici, di vaticini, oracoli e sibille, che trascrisse parola per parola (per parecchi testi rappresenta per noi un testimone privilegiato, talvolta l’unico), sforzandosi di riportarli entro un orizzonte di attese per quanto possibile coerente e unitario. Tra la primavera e l’estate del 1356 raccolse il frutto del suo lavoro nel monumentale Liber ostensor quod adesse festinant tempora. A quell’opera, rimasta praticamente priva di diffusione, fece seguire, pochi mesi dopo, un abregé, il Vade mecum in tribulatione, che elenca in venti punti le tribolazioni imminenti e finali, quasi a fornire uno strumento per chi le voglia riconoscere in anticipo e trovarne scampo. Il testo ebbe notevole circolazione, sia nella versione originale latina, pubblicata a stampa una sola volta prima di ora da Edward Brown nel 1690 ; sia nei volgarizzamenti prodotti nei decenni successivi, in francese, inglese, tedesco, fiorentino, ceco, catalano, castigliano e aljamiado, aragonese scritto in caratteri arabi.Benché lo scritto sia breve, l’edizione critica che viene presentata qui oggi ha richiesto un impegno notevole da parte della curatrice, Elena Tealdi, che a questo lavoro ha atteso per parecchi anni (una prima edizione provvisoria fu prodotta nel 2012 per il suo dottorato di ricerca). Ad essa seguirà il prossimo anno la pubblicazione in un unico volume di tutti i volgarizzamenti, per cura ovviamente di diversi specialisti, nella collana di cui questa ricerca rappresenta la n.1.Il titolo che abbiamo dato all’incontro rinvia ad alcuni temi fondamentali fra i numerosi affrontati nell’opera : la venuta dell’Anticristo (in verità due anticristi, per Rupescissa : l’occidentale e l’orientale), l’avvento quasi contemporaneo del pastore angelico, figura di asceta mandato per operare una riforma profonda della chiesa e del mondo d’intesa con il sovrano messianico, e infine l’instaurazione del millennio finale di pace sulla terra.L’ambiguità della figura di Rupescissa – carcerato nella Avignone papale, ma di lì in contatto con alti ecclesiastici, come indica anche la dedica della sua opera più imponente al cardinale Talleyrand de Périgord, protettore dell’ordine dei frati minori – è in fondo anche l’ambiguità del suo messaggio profetico, che da un lato invoca la riforma della Chiesa, preconizza l’insorgere della “iustitia popularis” e preannuncia l’instaurazione del regno futuro della libertà e della pace ; dall’altro, immette sulla scena del cambiamento soggetti destinati, nei secoli successivi, a fare parte più dell’arsenale immaginario dell’Ancien Régime che di quello dei rivoluzionari dei tempi moderni.Proprio la celebrazione del pastore angelico è in questo senso emblematica: una dottrina in origine eversiva, che però si prestava a finalità apologetiche e celebrative del papato in quanto istituzione salvifica. Mentre denunciava dal carcere avignonese la corruzione della Chiesa, Giovanni propagandava fiducioso la ripresa del papato, grazie a un pontefice cui rivendicava una funzione limpidamente messianica. Proprio qui si intravede un motivo di interesse storico e dottrinale : Rupescissa allestisce un patrimonio di retoriche e di figure destinate a innervare il linguaggio e la propaganda profetico-politici dei secoli successivi. Si parte di qui, e attraverso complicati passaggi – di cui certo non possiamo rendere responsabile lui – si giunge al messianismo di T. Campanella e all’antimessianismo di quei circoli statunitensi, che dal secolo scorso fino ad oggi si nutrono dell’attesa dell’Anticristo e lo scorgono venire dall’Oriente – prima dall’Oriente sovietico, negli ultimi decenni dal Medio Oriente.I venti punti di Rupescissa hanno certo esaurito per noi la funzione di segnavia riconosciuta loro fra Medioevo e prima Età moderna. Resta tuttavia, di quel messaggio apocalittico (come in fondo di ogni messaggio apocalittico, e forse di ogni teologia della storia che pretenda di stabilire tempi e momenti), la suggestione di individuare un filo, di dare un ordine al disordine degli eventi, e il permanente invito a tenere gli occhi sempre ben aperti, vigilando sui segni dei tempi.Questo volume è il frutto di un lavoro editoriale che Elena Tealdi ha condotto a termine grazie alla competenza via via acquisita, alla tenacia e fiducia in se stessa e in coloro che l’hanno sostenuta, accompagnandola, incalzandola, fornendole fino all’ultimo indicazioni e suggerimenti (forse alla fine non ne avrebbe voluti più …). Omnia autem probate, quod bonum est tenete. L’editrice ha fatto sua l’espressione paolina, con la sua inossidabile disponibilità a comprendere, migliorare, correggere, guadagnandosi così una rete di rapporti scientifici e di collaborazioni amichevoli che si è rafforzata nel corso del tempo. Tra questi, Christine Morerod e Robert E. Lerner.Formatasi all’Università di Losanna, Christine Morerod, docente di Latino fondamentale all’Università di Neuchatel, è la editrice par excellence di Giovanni di Rupescissa. Si deve a lei, in collaborazione con Robert E. Lerner, l’edizione critica del testo che nell’ultimo ventennio ha segnato la ripresa dell’interesse per il profeta imprigionato, il Liber secretorum eventuum. Successivamente ha contribuito in maniera, credo, decisiva a condurre in porto l’edizione del Liber ostensor, intrapresa a suo tempo da Jeanne Bignami-Odier e condotta avanti da André Vauchez con numerosi altri collaboratori. Attualmente sta completando, con Sylvain Piron, l’edizione del Sexdequiloquium, un’opera il cui unico testimone manoscritto è stato rocambolescamente ritrovato solo qualche anno fa in una casa privata francese, in un armadio di famiglia proveniente dall’eredità di un medico lorenese collezionista di libri antichi.Robert E. Lerner è emerito di Storia medievale presso la Northwestern University di Evanston. Fellow dell’Institut for Advanced Study di Princeton, dell’American Academy di Roma e dell’Historisches Kolleg di Monaco di Baviera e di numerose altre istituzioni e fondazioni, insignito di diversi premi per le sue ricerche, fra cui quello della Max-Planck Gesellschaft, è stato professore ospite presso l’Ecole des hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.È tra i massimi studiosi di dissenso religioso e sociale, di eretici e inquisitori, di profetismo e apocalitticismo medievali. Ricordo qui, fra i lavori più importanti, il volume del 1972 (nuova edizione 1991) sull’eresia del Libero Spirito ; gli studi sulle tradizioni escatologiche medievali; su Gioacchino da Fiore e sulle linee variamente ricollegabili al suo magistero profetico; su biografie e dottrine di mistici e mistiche condannati come eterodossi ; su una linea da lui individuata di cristiani controcorrente, che nel Medioevo guardarono con simpatia agli ebrei, attribuendo loro un ruolo positivo e persino salvifico negli eventi finali (fra questi lo stesso Rupescissa del Liber secretorum eventuum). Tre suoi volumi sono stati tradotti in italiano. Si è inoltre occupato di intellettuali tedeschi della prima metà del ‘900. Tra i curatori dell’edizione degli epistolari di Ernst Kantorowicz, ha dedicato gli ultimi anni alla preparazione di una sua biografia intellettuale, la cui pubblicazione è ormai imminente.I suoi interessi si volgono prevalentemente verso intellettuali e movimenti che si sforzarono di camminare eretti, tenendo ferme le proprie convinzioni, tenacemente e sino alla fine, per quanto avversati, colpiti, condannati nelle loro persone e nei loro scritti dalle gerarchie, in primo luogo ecclesiastiche. Per lui, se capisco bene, non si tratta solo di rendere omaggio al mondo dei vinti, che si tratti del Libero Spirito, di spirituali e di fraticelli, di M. Porete o M. Eckhart. Con le sue ricerche, Lerner mette in luce la preistoria medievale di concezioni fondamentali nate e affermatesi nell’Occidente moderno – le idee di libertà e di progresso verso una condizione futura di libertà e di pace terrene – e con ciò da un lato dà voce, per così dire, a un Medioevo moderno (in opposizione al vecchio ma perdurante schema del Medioevo antimoderno), dall’altro esalta il significato di soggetti e vettori spesso trascurati o minimizzati da chi tende a ridurre la storia del cristianesimo a storia istituzionale e a decisioni di vertici.Fedele al modello di intellettuale delineato da M. Weber, nell’approssimarsi ai mondi carsici che disseppellisce, rifugge dall’atteggiarsi a “profeta della cattedra”. Presupposto del suo lavoro è lo scavo delle fonti, compiuto a partire da una ricerca accurata dei manoscritti (oggi, che si lavora all’ingrosso e in fretta, qualcuno penserà che la sua sia pignoleria). Basti dire che dei quarantasei manoscritti cui si riferisce l’edizione critica del Vade Mecum in Tribulatione, tredici li ha segnalati lui a Elena Tealdi in una fase molto precoce del lavoro di edizione.Parecchi dei presenti lo conoscono da anni, alcuni da decenni. In questa sala sono rappresentate almeno due generazioni, forse tre, di studiosi cui ha indicato la rotta. Anche per questo esprimo la nostra gratitudine nell’averlo ospite stasera qui all’Università cattolica.FONTE

Le profezie che qui riportiamo sono attribuibili con certezza al Beato Bernardino de’ Bustis, mistico e teologo vissuto in Italia fra il XV e il XVI secolo. Tali profezie figuravano originariamente, in latino, nel libro “Rosarium Sermonum predicabilium“, scritto dallo stesso Bernardino e pubblicato da Rynmann nel 1513. Il testo in italiano che qui proponiamo è costituito da alcuni brani di una traduzione del XIX secolo di questo libro; tale testo in alcune parti è stato da noi adattato all’italiano moderno per rendere più intelligibili i termini antichi e desueti che altrimenti risulterebbero di difficile comprensione.Un certo potentissimo re del cristianesimo, che sorgerà vicino al tempo dell’Anticristo, verrà in conflitto contro la Chiesa Romana, ed a questa cagionerà molte tribolazioni, ed in quel tempo vi sarà uno scisma nella Chiesa di Dio nella elezione del Papa, perché se ne creeranno parecchi: tra i quali ve ne sarà uno che verrà eletto per opera del predetto re, ma non sarà vero Papa, perseguiterà anzi il vero Papa e quelli che ubbidiranno a lui, e molti presteranno ubbidienza più all’antipapa che non al vero pontefice; ma da ultimo finirà male tale falso Papa e il vero Papa rimarrà incontestato Pontefice…La Chiesa Romana verrà ugualmente liberata dalle mani di questo re grazie al braccio ed al potere d’un altro re cristianissimo, che verrà in soccorso della stessa Chiesa Romana; così che sebbene tale buon re venga preso dall’esercito del re predetto e incarcerato da questo re cattivo, tuttavia per l’aiuto di Maria Vergine SS. verrà liberato, ed in ultimo dopo molti pericoli e travagli riporterà la vittoria.Il Papa angelico, che allora siederà, incoronerà con la corona imperiale quel re, ed entrambi insieme riformeranno la Chiesa di Cristo nello stato di evangelica povertà, erigendo dodici colonne, cioè cardinali predicatori della povertà, e perfettissimi uomini che osserveranno la vita evangelica, e la predicheranno agli altri, e nel tempo di questo re ed imperatore verrà l’Anticristo”. “[…] prima della venuta dell’Anticristo occuperanno la sede Romana iniqui pontefici, vale a dire antipapi, eletti non per inspirazione dello Spirito Santo; e dopo tali tribolazioni insorgerà quel nuovo Sommo Pontefice chiamato Angelico, il quale dagli angeli verrà custodito, ed il nuovo imperatore nel temporale del mondo, i quali insieme sederanno tutte le turbolenze sino alla venuta dell’ultimo Anticristo che riceverà la monarchia di tutto il mondo”. “Un certo re verrà a Roma, e riceverà dal vero Sommo Pontefice la corona non d’oro, ma di spine, con cui vorrà essere incoronato per la riverenza a Cristo cinto della corona di spine [questa particolare incoronazione viene confermata anche nelle profezie riportate da Rusticiano e attribuite a San Vincenzo Ferrer; N.d.R.] . Questo re riconquisterà la Terra Santa, e da ultimo deporrà la corona del suo impero sul Sepolcro del Signore…Le tribolazioni della Chiesa che verranno nel tempo prossimo dell’Anticristo, saranno simili a quella tribolazione che fu al tempo dei Macabei […]”. “Verso la fine del mondo verrà un altro ordine che porterà un sacco per vestimento, il quale Ordine durerà così poco come il tempo dell’Anticristo, cioè comincerà nell’anno in cui nascerà l’Anticristo; tuttavia non si dilaterà molto, né molti prenderanno l’abito suo se non nei tre ultimi anni e mezzo nei quali compariranno Enoc ed Elia, che predicheranno contro l’Anticristo coperti di sacco”. “Nel tempo in cui l’Anticristo avrà circa vent’anni di età, la maggior parte del mondo avrà perso la fede”. 
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SOLIDARIETA’ A ISRAELE

Ci uniamo tutti alla dichiarazione di Matteo Salvini

Più di 1.000 missili contro Israele, silenzio assordante da parte delle istituzioni europee, dell’Onu e di troppi governi sulla violenza islamista. A proposito, aspetto una ferma condanna di questa aggressione anche da parte del governo italiano. Lunga vita a Israele che difende il proprio diritto di esistere, viva la pace e la convivenza fra i popoli“.

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I tre segreti di Fatima

Quali sono i tre segreti (*)

Analizziamo ora il testo dell’unica rivelazione, suddivisibile in tre parti.

Il primo messaggio si articolerebbe in una vera e propria visione dei tre pastorelli, su iniziativa della Madonna:

“Un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo, altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore”.

Primo segreto di Fatima

La prima parte del segreto è, in effetti, una vera e propria visione dell’inferno. Ciò che colpisce maggiormente e fa riflettere sulla sua effettiva veridicità è l’eccezionale similitudine alle descrizioni dantesche contenute nella “Divina Commedia”, nonché all’intera iconografia medioevale.

Di carattere profetico, appare il tenore della seconda parte della visione:

“Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà ed avranno pace; se no, spargerà i suoi orrori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”.

Il secondo segreto di Fatima

A tale proposito, occorre sottolineare che alcune coincidenze, anche per i più increduli, risultano sconvolgenti. Suor Lucia scrisse di aver individuato il “grande segno” nella straordinaria aurora boreale che illuminò il cielo nella notte tra il 25 e il 26 gennaio del 1938, in piena attività della Germania nazista e nelle convulse consultazioni diplomatiche di tutte le ambascerie europee e mondiali. E come predetto dalla Vergine, la seconda guerra mondiale scoppiò il 1° settembre 1939, durante il pontificato di Pio XII, anche se nel testo Lucia menziona il suo predecessore, Pio XI. Alcuni interpreti, rifacendosi alle parole stesse della religiosa, affermano che in realtà la data reale di inizio della seconda guerra mondiale deve essere considerata quella dell’annessione dell’Austria da parte della Germania, avvenuta sotto il pontificato di Pio XI.

Come si è detto in precedenza, la terza parte fu scritta in maniera separata dalle altre due da parte di Lucia e suona in maniera decisamente sibillina, i cui particolari più salienti saranno trattati successivamente:

“Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora, un poco più in alto, un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa, che è Dio, (“qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”), un vescovo vestito di bianco, (“abbiamo avuto il presentimento che fosse il santo padre”) insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni . Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.”

Il terzo segreto di Fatima

Le interpretazioni sul terzo segreto

Già prima della rivelazione del segreto, erano emerse divergenze sulla lettura della terza parte del segreto di Fatima, avvalorate dalla pubblicazione di testi differenti rispetto a quello sopra menzionato, come presuntivamente originale di suor Lucia. Nel 1963 la rivista tedesca Neues Europa pubblicò una versione del testo, in cui apparivano elementi richiamanti una guerra nucleare mondiale ed una crisi senza precedenti della Chiesa Cattolica. Alcune fonti narrano che Luois Emrich, l’editore della rivista, avrebbe ricevuto tale versione da un eminente esponente della diplomazia vaticana e che, addirittura, papa Giovanni XXIII avrebbe dato mandato al cardinale Ottaviani di preparare un comunicato ricavato dal testo originale, da inviare ai vertici delle superpotenze mondiali per evitare una terza guerra mondiale. Alcuni studiosi, però, misero in evidenza le incongruenze della struttura del testo, considerandolo un falso. Ma è necessario sottolineare che la sua veridicità non fu mai smentita ufficialmente dalla Chiesa Cattolica, anche se lo stesso cardinale Ottaviani disse che non si poteva discutere un segreto che non era stato ancora rivelato.

Nell’epoca successiva alla rivelazione del terzo segreto, eminenti studiosi della vicenda, fra cui Padre Nicholas Gruner, Antonio Socci, e l’italo-americano Ferrara, si trovarono concordi nel ritenere che il terzo segreto di Fatima ancora non era stato del tutto svelato, mettendo in evidenza che mancherebbe una quarta parte in grado di esplicitare la terza. Inoltre, molti interpreti hanno messo in evidenza come la scena descritta nella terza parte della rivelazione di Fatima non quadri in realtà con l’attentato a Giovanni Paolo II del 1981. In quel caso si trattò di un evento specifico ben individuato, mentre la scena descritta da suor Lucia appare ben più simbolicamente apocalittica e legata ad un filone escatologico.

Non mancano coloro che agganciano il “terzo segreto di Fatima” alla profezia di Malachia sull’ultimo papa, che alcuni individuano in Josè Mario Bergoglio, unico papa gesuita della storia della Chiesa Cattolica ed al comando del vascello di Cristo, in un’epoca di crisi senza precedenti, come il dilagare degli scandali dovuti alla pedofilia o quelli di natura finanziaria iniziati nella metà del ventesimo secolo. “Il vescovo vestito di bianco che sale ai piedi della Croce” potrebbe essere lo stesso Francesco o un suo eventuale successore. La visione descritta da Lucia potrebbe essere intesa in maniera metaforica, quindi come un periodo di crisi della Chiesa senza precedenti, esposta ad attacchi interni e a persecuzioni esterne. Oppure tale visione potrebbe essere anche interpretata in maniera letterale e, dunque, ci potrebbe essere un evento distruttivo su vasta scala od un attacco al Vaticano con armi reali. Non trascuriamo il fatto che la basilica di San Pietro è considerata uno degli obiettivi in assoluto più sensibili non solo per il fondamentalismo islamico, ma per un’ampia gamma di organizzazioni terroristiche internazionali. Sono note le frequenti e ripetute minacce di issare la bandiera islamica sulla cupola di San Pietro.

In un contesto di crisi generale, non si può neanche dimenticare la celebre frase di Paolo VI, a proposito del “fumo di Satana” che stava penetrando nella Chiesa e, alla luce di questa considerazione, il terzo segreto di Fatima potrebbe far riferimento alla grande “apostasia”, cioè all’abbandono della genuina fede da parte dei credenti, già annunciata nel libro dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos.

* * *

In sintesi, si può dire che, interpretando l’intera rivelazione di Fatima, nel suo complesso, è evidente la differenza tra le prime due parti e la terza. Se nella prima parte della rivelazione, la Madonna avrebbe mostrato la realtà dell’inferno, in modo, per la verità, troppo letterariamente “dantesco” e nella seconda avrebbe predetto il disastroso conflitto mondiale, non sembra logico che nella terza si sia limitata ad individuare soltanto il futuro attentato di Giovanni Paolo II, peraltro sventato e non accaduto nei contorni apocalittici descritti dalla visione. È ragionevole, pertanto, ritenere che il segreto nasconda un significato ben più ampio ed orientato all’intera umanità, che soltanto il futuro ci potrà far conoscere.

Non è la sede adatta per discutere sulla veridicità o meno delle apparizioni, che rimangono soprattutto un oggetto di fede, anche se di recente perfino la scienza ufficiale, pur non potendo provare empiricamente determinati fenomeni, ne ha ammesso la possibilità, nell’ottica dei recenti sviluppi della fisica quantistica. Gli interpreti seri, tuttavia, non devono lasciarsi andare alle “interpretazioni con il senno di poi”, come spesso si fa quasi goliardicamente con le quartine di Nostradamus, quando alle stesse si adattano fatti recenti, solo per l’assonanza di qualche parola o per la somiglianza di qualche descrizione. Non conosciamo tutto e non tutte le spiegazioni tradizionali ci devono soddisfare, ma ogni analisi deve essere condotta con rigore metodologico.

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(*) https://auralcrave.com/2019/06/02/i-tre-segreti-di-fatima-quali-sono-e-come-interpretarli/